martedì 24 gennaio 2012

[file] 7 febbraio 1998 BENEDETTO MARCELLO

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GUIDA ALL’ASCOLTO
GUIDA ALL’ASCOLTO
Del concerto del CIMA del 19 febbraio 1998

Programma:

  • Benedetto Marcello (16861739):
* Salmo I “Beato l’uom che dietro a’ rei consigli
* Salmo III “O Dio, perché cotanto è mai cresciuto”
* Salmo VIII “Oh di che lode, di che stupore”
* Salmo XV “….
* Salmo XXVIII “O prole nobile”
Benedetto Marcello è uno dei massimi compositori della scuola veneziana della prima metà del Settecento. Di poco più giovane di Vivaldi, muore prima di lui. E’ anche fratello di Alessandro, l’autore del concerto per oboe di cui fa parte il famoso adagio utilizzato in Anonimo veneziano. Tuttavia alcuni attribuiscono quella composizione proprio a Benedetto.
Il nostro autore faceva parte di quella schiera “di nobili veneziani che,, pur non praticando la musica come professione, vi si applicarono con intensità e genialità1. Scrisse tra l’altro Il Teatro alla Moda, “una feroce satira del mondo melodrammatico contemporaneo … che gettò il discredito su tutta la produzione teatrale italiana del sec. XVIII”2.
L’opera più importante del nostro autore è proprio l’Estro poetico armonico, e cioè questi Salmi. Il titolo è un polemico riferimento all’opera strumentale dell’altro grande musicista veneziano dell’epoca, cioè Vivaldi, autore dell’Estro armonico pubblicato 12 anni prima, nel 1712. Quest’opera di Marcello è una composizione musicale di carattere piuttosto particolare: le composizioni che contiene non sono oratori, non sono cantate, non sono composizioni liturgiche. Si tratta di parafrasi, abbastanza libere, che spesso si discostano dal testo biblico, dei Salmi, composte da un altro patrizio veneziano amico di Marcello, Giustiniani, in italiano e non in latino, quindi con una certa intenzione di avvicinarli alla gente comune.
Alcuni ecclesiastici e cardinali romani proposero a Benedetto Marcello questa operazione che culminò “in un ciclo di trattenimenti dall’8 luglio al 23 settembre, dal cardinale Pietro Ottoboni, nel Palazzo della Cancelleria, nell’anno stesso, 1739, e nei giorni in cui l’autore a Brescia si sarebbe spento”3
L’iniziativa culturale e religiosa dei cardinali romani aveva uno scopo di edificazione religiosa del popolo, e infatti nella prefazione all’edizione originale si parla di “significare gl’impeti spaventevoli della divina giustizia” e “la devota pietà del cuore che parla con Dio.”4
Lo stile di queste composizioni è piuttosto lontana da quello della contemporanea musica sacra tedesca, ma anche italiana, e invece presenta andamenti melodici tipici di un’epoca successiva, della fine del Settecento, se non addirittura dell’Ottocento. I singoli salmi assumono una veste musicale molto variegata, con differenti organici: le voci possono essere 1, o 2, o 3 o 4, e sono sostenute da un accompagnamento piuttosto ridotto: organo o clavicembalo, violoncelli o 2 violini. Ognuna delle composizioni viene suddivisa in sezioni molto brevi, con continui cambiamenti di stile, di tempo, di carattere.

Benedetto Marcello:
Salmo primo “Beato l’uom che dietro a’ rei consigli”
(Salmo 1. Le due vie)

Verso I

 

Il testo

 

Beato l’Uom, che dietro a’ rei consigli

De’ scellerati non andò giammai,
E che non fermò ‘l piede
Su quelle torte vie, dove fan gli empj
Della lor vita il corso;
E molto meno in cattedra s’assise
Di pestilenza ad infettare altrui
Con corrotte dettrine e pravi esempj.

La musica

Il brano è un fugato a due voci (contralti e bassi), dalla melodia sciolta e scorrevole. Abbiamo qualche elemento descrittivo: quando si parla delle vie torte degli empi l’andamento si fa cromatico5 e realmente ‘tortuoso’. Intervalli strani si hanno anche sulle parole ‘corrotte dottrine’, quasi ad esprimere una sorta di ripugnanza per queste eresie.

Verso II

 

Il testo

Ma la divina legge
Fatta del suo volere il solo oggetto,
In essa e giorno, e notte
Immerge la sua mente e immerge il core

La musica

La parte iniziale è un solo del contralto su una melodia dal ritmo puntato. Segue subito un canone del coro sulle parole ‘immerge’ e infatti i contralti si immergono in note abissalmente basse per loro. Conclude il brano un elegante vocalizzo di ambedue le voci.

Verso III


Il testo.
Egli sarà qual arbore
Presso piantato a un rivolo
D’acque correnti e limpide,
Ch’avrà ne’ tempi debiti
Tutto di frutta carico
Il folto e verde crin;

La musica

L’inizio del contralto solista è ‘lento’, come si conviene all’albero ben piantato di cui parla il testo. Un po’ più di movimento si ha subito dopo quando si parla di acque ‘correnti e limpide’. 
 

Verso IV

 

Il testo

Frondi mai non vedrannosi
Da pianta così nobile
O scolorite od aride
Al suol morte cader;
Ma tutto ciò, che faccia,
Un dì fia, che conducasi
A lieto e dolce fin.

La musica

Di nuovo abbiamo, all’inizio, un canone eseguito dal coro. Cominciano i bassi seguiti dopo tre battute dai contralti, mentre il basso continuo segna il tempo con una specie di ‘ostinato’ discendente. Sulle parole “Ma tutto ciò …” ecco un duetto dei sue solisti che cominciano omofonicamente, eseguendo la stessa melodia su diverse note, mentre poi le loro parti si sfalsano, dialogando. Sulle parole “un dì …” riappare il coro, con un nuovo canone spigliato e gioioso, quale si conviene al contenuto ottimistico del testo.


Verso V

 

Il testo

Non già così degli empii;
Saran bensì qual polvere,
Che dalla terra balxano
I venti, e la disperdono.

La musica

Alla gioia appena manifestata si contrappone la cattiva novella per gli empi, annunciata dal contralto solista con una breve frase in stile di recitativo. Segue la descrizione della loro cattiva sorte con una melodia piena di scomodi salti ascendenti e discendenti, sempre cantata dalla solista. E sulla parola finale ‘disperdono’ anche le note si disperdono in un lungo vocalizzo inframmezzato da pause che rappresentano questa frammentazione e dispersione della polvere in cui gli empi sono ridotti.

Verso VI

 

Il testo

Pertanto nel terribile
Universal giudicio
Non sorgeran per vivere,
Né più frammischierannosi,
Come quaggiù facevano,
Con alme giuste i reprobi.

La musica

Torna il coro con un altro canone, la cui melodia si caratterizza per il salto di terza maggiore discendente sulla parola “terribile”, in modo da rendere l’idea. Sulle parole “né più frammischierannosi” la distanza tra le due voci si riduce in una specie di ‘stretto’, in modo che effettivamente contralti e bassi ‘frammischiansi”, come per descrivere la parola e non la sua negazione.

Verso VII

 

Il testo

Sono esposte e son care al Signor nostro
Le vie per cui camminan gl’innocenti;
Ma le strade degl’empj
Periscono, dileguansi.

La musica

Il primo verso viene cantato dal contralto solista: è quasi un brevissimo recitativo per introdurre
la fuga del coro: alla frase in note lunghe introdotta dai contralti risponde subito il ‘controsoggetto’6 dei bassi su una scala discendente che allude in maniera molto chiara al perire e al dileguarsi degli empi. Questi due elementi si ripresentano più volte in modi variati e con molta efficacia..


Benedetto Marcello
Salmo III “O Dio, perché cotanto è mai cresciuto”

Benedetto Marcello
Salmo VIII “Oh di che lode, di che stupore”

Benedetto Marcello
Salmo XV “….

Benedetto Marcello
Salmo XXVIII “O prole nobile”



Il testo

O prole nobile di magni principi

Al tempio vadano e si presentino

Agnelli teneri al potentissimo nostro Signore.

All’augustissimo suo nome rendasi gloria.

E nell’atrio santo e magnifico

Del tabernacolo inni si cantino all’augustissimo.

E al ciel s’innalzino voci d’onore.

La musica

Dopo un inizio omofonico delle tre voci corali (bassi, tenori e contralti), su valori più brevi le tre sezioni svolgono un dialogo sulle parole “al tempio vadano …”, dopo di che questa sezione si conclude su alcune battute di nuovo omofoniche. Ora i solisti corrispondenti riprendono, con qualche variante la melodia mossa già cantata dal coro. Rientra il coro con una nuova melodia costituita di ripetute scale discendenti intervallate da impennate a zig zag sulle parole “e al ciel s’innalzino”. Tutto il brano si conclude con alcune battute in stile omofonico.

Il testo

Tuona sull’acque con maestade
E con orribile nostro terrore
Di Dio la voce fa sentirsi dall’alte nuvole sopra la terra
Oscura e pavida tempesta atroce gir minacciando

La musica

Il brano ha fortissime caratteristiche descrittive. All’inizio tutte le voci sono insieme nell’esprimere il terrore di fronte al dio che si manifesta nei fenomeni naturali. Poi le voci si separano per qualche battuta, dialogano, con un bell’effetto di concitazione drammatica, cui contribuiscono anche le semicrome del basso continuo.

Il testo

Oh! Da qual forza è accompagnata
Quale splendore, quanto spavento Ella mai spande.
O come svelle quei così antichi cedri del Libano,
Cui rendono forti cent’anni e cento.

La musica

Al ‘presto’ della sezione precedente succede ora un ‘largo’ caratterizzato dal contrasto tra due elementi: da un lato una frase lenta e statica di minime, con frequente ripetizione della stessa nota o piccoli spostamenti, e dall’altro una specie di serpentina di semiminime che passa di voce in voce cambiando continuamente forma, fino ad una conclusione omofonica sull’elemento composto di valori lunghi.

Il testo


Come nei prati van saltellando gli armenti teneri,
Allor che pasconsi di fiori ed erbe;

La musica

Questo adagio, affidato ai due solisti, il tenore e il contralto, è una specie di ‘siciliana’, un brano in tempo di 12/8, dal ritmo puntato7 dall’andamento cullante, quasi di ‘barcarola. E’ una forma musicale usata soprattutto per brani di carattere pastorale, e infatti qui si parla proprio di ‘teneri armenti’. Il brano è composto secondo lo stile dell’’imitazione’: che “consiste nella riproduzione … di un motivo, o parte di esso, proposto in precedenza da un’altra parte”8. Il brano successivo segue senza soluzione di continuità.

Il testo


Tal questa voce forte e tremenda
Balzar fa i monti
Tanto che toccano le loro il cielo cime superbe

La musica

In netta contrapposizione col brano precedente, dopo la polifonia torniamo all’omofonia, dopo i solisti torniamo al coro, dopo l’Arcadia torniamo agli effetti drammatici che interrompono l’idillio pastorale precedente. Dopo i primi due versi del testo pronunciati all’unisono dalle tre voci corali, sulle parole “tanto che toccano” ogni singola voce, intervenendo l’una dopo l’altra, a canone, compie delle scalette ascendenti per aggiungere, appunto, il ‘cielo’ dei rispettivi registri vocali. Il testo già cantato viene poi ripetuto tornando allo stile omofonico e partendo da una nota più alta di un tono, Ma stavolta il coro canta degli accordi, non la stessa nota. Intanto però i bassi introducono delle dissonanze per far sentire la drammaticità della situazione. Riprende infine, con qualche variante nel finale, il canone dell’ascesa al cielo che abbiamo già sentito.

Il testo

In mille parti squarcia le fiamme de’ lampi e fulmini,
Ed altri nembi dal ciel disserra.
Indi per queste fiamme squarciate
S’apre la strada ond’ella scende
Tutta a commuovere la bassa terra.

La musica

Il dramma continua in questo ‘presto’ che comincia in modo polifonico e subito dopo ci fa sentire tutto il coro insieme sulle parole ‘de’ lampi e fulimini’. Segue subito dopo un brevissimo fugato caratterizzato da un insistito cromatismo fino a quando tutti si ritrovano insieme sulle parole “dal ciel disserra”. Ritorna la polifonia con un tema fatto di un arpeggio ascendente seguita da un arpeggio discendente sulle parole “ond’ella scende”.

Il testo

Questa tremenda voce possente
Scuote di Cades gl’orribilissimi ampi deserti

La musica

Di nuovo gli effetti drammatici vengono perseguiti da uno scandire omofonico delle parole del testo su note ripetute o che si alzano o abbassano di poco, mentre il movimento e i salti li abbiamo nell’accompagnamento strumentale. La polifonia in questo brano è completamente assente, se si esclude un piccolissimo vocalizzo dei contralti nel finale.

 

Il testo

E le cervette per lo timore
Fa che producano parti immaturi,
E cangia i boschi in campi aperti!

La musica

Ma ci siamo dimenticati dei poveri animali che saranno atterriti da tutto questo dramma meteorologico, tanto da produrre ‘parti immaturi’.. E infatti i solisti rivolgono un pensiero a loro, con discrezione, cantando piano, anch’essi nello stile rigorosamente omofonico che abbiamo sentito un momento fa. Il coro raccoglie l’invito dei solisti e completa il brano nello stesso stile.

Il testo

Or mentre ch’odesi
Tal voce tremano
I monti altissimi
E le de’ fulmini fiamme si squarciano,
E i boschi n’ardono e ‘l mondo s’empie
Tutto d’orrore.
Sen corra al tempio divoto il popolo
Per riconoscere qual nell’Altissimo
Possanza scoprasi
E implori supplice il suo benefico almo favore!

La musica

Lo stile non cambia ancora: in tempo lento (è un ‘largo’) il coro torna a usare l’omofonia (come nel penultimo brano) per produrre effetti drammatici, aiutandosi in questo con un intenso ricorso alle dissonanze e un rapido movimento di semicrome nel basso continuo. Dopo una lunghissima nota di 7/4 del coro sulla parole “orrore”, sottolineata dal movimento dell’accompagnamento strumentale, il clima cambia improvvisamente: tenori e contralti introducono una melodia gioiosa e danzante sulle parole “sen corra al tempio …”, cui si uniscono subito anche i bassi. Il cielo si è rasserenato. 
 

Il testo

Dunque si speri!

La musica

E con la declamazione delle otto battute di questo ‘adagio’, sempre in stile omofonico, dall’ottimo effetto retorico, il cambiamento di situazione viene solennemente sancito. Si può quindi passare all’allegro’ successivo.


Il testo

Dopo l’orribile nembo fiunesto
Scender vedrannosi acque feconde!

La musica

Il contralto ci presenta una melodia piacevole e spigliata, simile a quella con cui si era concluso il penultimo brano, di cui in un certo senso costituisce uno sviluppo. Viene dato anche abbastanza spazio al virtuosismo: sulla parola ‘feconde’ la solista può così mostrare quanto è brava a fare trilli e vocalizzi.


Il testo

E fia che sieda sopra il suo trono il grande Iddio eternamente
Qual augustissimo re che governi
La terra e l’onde eternamente!

La musica

Il brano comincia con un breve fugato del coro. Poi ecco la parola “eternamente” cantata per un’eternità (7 battute) dai tenori, mentre bassi e contralti tornano all’omofonia. L’ intreccio tra questi due elementi si ripropone subito dopo, con la parola ‘eternamente’ che passa prima ai contralti e poi ai bassi.

Il testo

Ei renderà la gente sua possente,
Colmeralla di pace
E la farà con immutabil tempre

La musica

Piccolo duetto tra i due solisti che inizia all’unisono e poi si sviluppa brevemente con il procedimento dell’imitazione. 
 

Il testo

Mai non turbarsi e viver lieta sempre!

La musica

E per finire, ecco una fuga vera e propria. Il ‘soggetto’ è basato su valori lunghi, ha un andamento discendente, per gradi congiunti e anche con un po’ di cromatismo. Su questo tema si canta la prima semifrase, mentre il controsoggetto (sulle parole “e viver lieta sempre”) ha un andamento più mosso (prevalenza di semiminime) e contiene più salti.

1 Cfr. Dizionario Ricordi della musica e dei musicisti, Milano, 1976, p. 412.
2 Ibidem.
3 Cfr. L’introduzione del primo tomo degli spartiti dei Salmi a cura di Lino Biancxhi, Edizioni EDI-PAN, Roma, 1983.
4 Ibidem.
5 Cioè per intervalli di semitoni
6 Mentre il ‘soggetto’ è il tema principale della fuga, il ‘controsoggetto’ è il secondo tema che si intreccia col primo secondo precise e complesse regole.
7 Cioè con note puntate, che prolungano di metà la loro durata.
8 Cfr. Dizionario Ricordi della musica e dei musicisti, p. 343.

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