sabato 11 febbraio 2012

Saul: la storia

saul1.doc salvato 9 dicembre 1997, ore 1.30
Atto primo

Il vero protagonista dell’oratorio è Davide, l’eroe emergente, che provoca l’invidia del vecchio re Saul, che ha l’onore del titolo soprattutto perché è lui il soggetto del vizio descritto, l’invidia, appunto.
Nella prima scena il coro, il soprano e un terzetto presentano il personaggio di Davide.
Nella seconda scena Davide appare in carne ed ossa. Egli viene presentato dal grande sacerdote Abner a Saul. Questi ora cerca di approfittare del prestigio e delle capacità del giovane e gli chiede di restare presso di lui. Per invogliarlo maggiormente gli promette in sposa la propria figlia Merab. Questa però non apprezza il giovane eroe, che non ha abbastanza sangue blu per i suoi gusti. Invece sua sorella Micol già prova per lui sentimenti amorosi e non approva l’atteggiamento altezzoso di Merab. Allo stesso tempo nasce l’amicizia per Davide dell’altro figlio di Saul, Gionata, che - al contrario della sorella – dice di disprezzare nascita e beni e di preferire la virtù. Ma arrivano le fanciulle del paese a fare festa. Si ascolta una sinfonia.
Nella terza scena si svolge la festa: il coro esalta sia Davide che Saul, ma più il primo che il secondo, perché ha ammazzato più gente. Ciò suscita l’invidia di Saul, che pensa che forse non gli resta che cedere il trono al giovane.
Nella quarta scena Gionata disapprova la ‘gaffe’ del coro e Micol consiglia a Davide di addolcire la furia di Saul con il suono dell’arpa. Poi la stessa Micol racconta di come Davide è effettivamente riuscito ad addolcire Saul.
Nella quinta scena il grande sacerdote Abner descrive Saul in preda alla rabbia. Davide prega Dio di controllare lo spirito maligno del re. Ma non viene esaudito. Saul si scatena e lancia un giavellotto contro Davide. Ma non lo colpisce. Allora comanda a Gionata di ucciderlo.
Nella sesta scena si vede Gionata combattuto tra l’amore filiale e l’amicizia per Davide. Ma la lotta interiore si conclude con il rifiuto di obbedire al padre. E con il coro che chiede a Dio di conservare in vita Davide
Si conclude il primo atto.

Atto secondo

La prima scena del secondo atto consiste in una riflessione del coro sull’invidia, che è il vizio caratteristico di questo oratorio di Händel.
Nella seconda scena abbiamo un dialogo tra i due amici, Gionata e Davide. Gionata dice che è più facile che il Giordano scorra verso la sorgente piuttosto che lui torca un capello all’amico. Inoltre dice a Davide che Saul ha cambiato idea sul matrimonio della sua figlia maggiore Merab con Davide, il quale ne è contento, perché aveva capito che questa era ‘dispettosa’, a differenza della sorella Micol.
Nella terza scena entra di nuovo in scena Saul, che chiede al figlio se ha obbedito all’ordine di uccidere Davide. Gionata cerca di dissuadere il padre dai suoi propositi omicidi e sembra di esservi riuscito. Saul giura che non ucciderà il giovane e chiede a Gionata di invitarlo a tornare a corte.
Nella quarta scena Saul sembra riconciliarsi con Davide, cui promette in sposa stavolta l’altra figlia, Micol. Ma segretamente Saul conta sul fatto che i Filistei uccideranno Davide.
La quinta scena è il colloquio tra i due promessi sposi: un vero e proprio duetto d’amore. Dopo il duetto il coro riafferma il principio che chi cammina nella via del Signore non ha nulla da temere dai nemici.
Nella sesta scena ritroviamo i due fidanzati che si incontrano dopo la guerra contro i Filistei dalla quale Davide – contro le attese di Saul – è uscito indenne. E racconta che il re ha tentato di ucciderlo di nuovo. Davide ride della persecuzione e non ha paura. Ma Micol lo spinge a fuggire.
Infatti nella settima scena emissari di Saul cercano Davide, che viene convocato a corte. Micol risponde che Davide non può andare perché è malato. Ma il messaggero di Saul scopre che nel letto non c’è l’eroe, ma un fantoccio.
L’ottava scena consiste in un monologo di Merab che ora passa dalla parte di Davide e comincia anch’essa a preoccuparsi della sua possibile uccisione.
La scena nona rappresenta Saul alla festa del novilunio: dopo un brano strumentale, Saul, in un monologo, si compiace della sua prossima vendetta su Davide.
Nella decima si scontrano di nuovo Saul e Gionata, che difende Davide. Saul, al colmo della rabbia, tenta di uccidere il suo stesso figlio con un giavellotto. Il secondo atto si conclude con una riflessione del coro sui perversi effetti della rabbia.

Atto terzo

La prima scena ci mostra Saul, travestito, che si appresta a chiedere aiuto, per i suoi fini vendicativi, alla strega di Endor.
Nella seconda scena si svolge il colloquio tra Saul e questa strega. Saul le chiede di evocare il profeta Samuele. La strega evoca gli spiriti infernali.
Nella terza scena appare effettivamente Samuele, che però si rifiuta di dare a Saul l’aiuto richiesto e lo rimprovera di aver risparmiato l’Amalecita, preferendo dedicarsi al saccheggio. Per questo motivo Dio gli ha tolto il regno, preferendo Davide. Un nuovo brano orchestrale funge da intermezzo che precede la presentazione della nuova situazione, nella scena quarta.
Qui abbiamo l’incontro tra Davide e un Amalecita, che torna dal campo di battaglia in cui padre e figlio, Saul e Gionata, sono morti entrambi. Saul, ferito dai Filistei sul monte Gelboe (lo stesso monte presso il quale Giosuè disse la famosa frase: “Fermati, o sole!”), ha chiesto a questo Amalecita (cioè un israelita della stirpe di Amalec), di finirlo. Ma Davide, che non apprezza l’eutanasia, maledice l’Amalecita e lo fa uccidere da uno dei suoi servi.
Una marcia funebre precede la quinta ed ultima scena che ha per sottotitolo “Elegia sulla morte di Saul e Gionata”. Il lamento funebre viene cantato dal coro, dal gran sacerdote, da Merab, da Davide e da Micol. Dopo i discorsi funebri su Saul (di cui ora vengono dimenticati tutti i difetti) il gran sacerdote e il coro invitano Israele e a confidare nel nuovo re, Davide.

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